Cannabis, perché si può coltivarla sul balcone ma non comprarla in negozio


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A volte, le sentenze possono essere stupefacenti. E non per modo di dire. La Corte di Cassazione a sezioni unite ha stabilito il 26 dicembre 2019 che la coltivazione domestica e a uso personale di cannabis non può essere considerata reato .

Tutto bene? Sì, se non fosse che appena sette mesi fa, a maggio 2019, la stessa Corte aveva ritenuto illegale la vendita della cosiddetta cannabis light, ovvero di una varietà di canapa con un quantitativo di principio attivo Thc troppo basso per produrre effetti «droganti». Il risultato può sembrare paradossale, soprattutto per gli oltre 1.500 esercizi avviati quando la produzione e la commercializzazione delle inflorescenze rientravano nel perimetro della legalità.

L’ultimo verdetto della Corte stabilisce che è lecito produrre personalmente e consumare una sostanza con effetti droganti (la canapa con un grado di Thc superiore al limite fissato in Italia, pari allo 0,6%), dopo aver messo al bando la vendita di una sostanza sprovvista di quegli effetti (la canapa con un grado di Thc inferiore allo 0,6%).

La chiave è nella coltivazione
«Può sembrare» perché in effetti, a livello giuridico, la contraddizione non sussiste. Facciamo un passo indietro. La sentenza della Corte numero 30475 del 10 luglio 2019 ha stabilito che la vendita al pubblico di foglie, inflorescenze, olio e resina derivanti dalla coltivazione di cannabis sativa L, è vietata «anche se il contenuto di Thc è inferiore ai valori indicati nella legge 242/2016 (disciplinava la «promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa», ndr).

A grande linee, il principio fondamentale è che si proibisce la commercializzazione delle categorie indicate, a prescindere dal quantitativo di Thc presente. Il dispositivo anticipato dall’informazione provvisoria numero 28 del 2019 si concentra, invece, su un aspetto diverso: la coltivazione, distinguendo tra una coltivazione finalizzata al commercio (perseguibile come reato) e una coltivazione che sembra destinata al consumo personale (non perseguibile come reato). In entrambi i casi, a fare la differenza non è il quantitativo di Thc contenuto ma la “scala” dalla produzione.

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